"Vieni qui," mi dice il mio amico Feri durante una sosta ad una stazione di servizio italiana lungo la strada da Marsiglia all'Ungheria. "C'è qualcosa che devi vedere."
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Claudia Gazzini/AP
Vino con etichette che ritraggono Hitler sono vendute liberamente in Italia |
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Da dozzine di bottiglie allineate sugli scaffali della stazione di servizio Adolf Hitler mi guarda dritto in faccia, com il braccio destro teso nel familiare saluto nazista. Di fianco a lui ci sono bottiglie col ritratto di Heinrich Himmler, il capo delle SS che ha organizzato il massacro di 6 milioni di ebrei. Sono presenti anche Stalin e Benito Mussolini, col loro ritratto che pubblicizza bottiglie di Merlot, Burgundy e Cabernet Sauvignon.
Sono inorridito. Non mi capita tutti i giorni la possibilità di acquistare una bottiglia di vino caratterizzata dal ritratto dell'uomo che ha cercato di uccidere i miei genitori.
Führerwein è la trovata pubblicitaria di Andrea Lunardelli, un produttore italiano di 38 anni di Udine. "Sono più di 10 anni che vendiamo questi vini," dice Lunardelli. "A volte qualcuno si arrabbia per i soggetti delle etichette, ma noi li abbiamo scelti perchè i clienti li vogliono. Non sono italiani gli acquirenti abituali di questi vini, in prevalenza sono tedeschi e austriaci." La 'Linea Storica' è dominata da immagini di gerarchi nazisti, ma c'è anche la 'Collezione Comunista', la quale include fra gli altri i ritratti di Lenin e Che Guevara.
Chiedo a Lunardelli cosa risponde a gente come me, i cui familiari sono stati uccisi o perseguitati dagli uomini che lui usa come trovata pubblicitaria. "Non sono personalmente in contrapposizione coi sentimenti di tale persona," risponde. "Non sono certo contento (delle azioni commesse), ma per noi si tratta semplicemente di marketing. Non usiamo la svastica sulle nostre etichette, abbiamo rimosso tutte le svastiche dalle immagini che usiamo." La legge tedesca proibisce l'uso commerciale di immagini di Hitler, della svastica o di simboli nazionalsocialisti. Tuttavia non è proibisce l'importazione di vino per uso privato con Hitler sull'etichetta.
Péter Zsolt, vice direttore del nuovo Museo dell'Olocausto di Budapest, dice: "È triste che ne sia consentita la vendita, ma è ancora più scioccante il fatto che ci siano acquirenti. Noi ci sforziamo di educare il pubblico su come l'Ungheria abbia vissuto un momento storico durante il quale i suoi cittadini potevano venire prelevati e portati nelle camere a gas. È iniziato esattamente così, con scelte di questo tipo che sono apparentemente innocue. Esistono cose che, semplicemente, non dovrebbero far parte del mondo commerciale." Apparentemente, non è così per Andrea Lunardelli e per gli entusiastici acquirenti dei suoi vini.
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