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Riconoscere il sapore del territorio nel vino – Prima di cinque parti
Linda Murphy, Chronicle Wine Editor – 17 Settembre, 2005

"I tempi però sono cambiati e a metà degli anni novanta abbiamo smesso di usare il termine 'Champagne', sostituendolo con Sparkling Wine (Vino Spumante). a quel punto il marchio Schramsberg era conosciuto e il termine 'Champagne' non aveva più senso", conclude Hugh Davies.

Port
Quello del 'Porto' è probabilmente il nome più 'preso in prestito' del mondo, infatti viene usato negli Stati Uniti, Australia e altre parti del mondo come termine generico per definire un vino dolce fortificato con brandy. Il vero Porto, come il 1996 W. & J. Graham's Malvedos Vintage Porto (sinistra nella foto), viene dalla Valle del Douro, in Portogallo.
Foto di Craig Lee per il Chronicle
 

Gary Heck, proprietario e presidente di Korbel Champagne Cellars di Guerneville, resta invece fieramente attaccato all'uso della definizione 'California Champagne' sulle etichette del vino spumante Korbel, prodotto ormai dal 1882.

"È un peccato che abbiano preso questa posizione (riferendosi ai firmatari della dichiarazione pubblicata di seguito). Tenendo conto del fatto che produciamo legalmente in questo Paese 'California Champagne' da 123 anni", dice Heck in un messaggio pervenuto via e-mail. "È l'eccellente applicazione del metodo champenoise, oltre a marketing consistente che include (la promozione e affermazione del) marchio di fabbrica 'Korbel California Champagne' e (la creazione di) slogan pubblicitari tipo 'For People Who Know Champagne' (Per gente che conosce lo Champagne) e 'The Wine Lover's Champagne' (Lo Champagne per l'amante del vino) hanno fatto sì che Korbel venda annualmente 1,2 milioni di cartoni di vino (14,4 milioni di bottiglie).

"È verosimile che abbiamo fatto più noi (Korbel) per la promozione del termine 'Champagne' negli Stati Uniti (di quanto abbia fatto) ogni singolo produttore della regione dello Champagne in Francia, dice Heck. "Le nostre etichette indicano la denominazione d'origine – principalmente 'California', ma occasionalmente anche 'Russian River Valley' (Valle del Fiume Russo. Il Russian River è un fiume locale la cui vallata in prossimità della foce è stata inizialmente colonizzata in prevalenza da immigrati di origine russa. N.d.T.), o 'Sonoma County' (Contea di Sonoma) – in relazione diretta con la parola 'Champagne', come richiesto dall'attuale regolamentazione e come facciamo fin dal 1937, quindi i consumatori sanno benissimo che produciamo i nostri vini negli Stati Uniti".

Heck dice che il CIVC (Comite Interprofessionnel du Vin de Champagne, ossia Comitato Interprofessionale del Vino e dello Champagne), l'UE e l'NVV (Napa Valley Vintners, ossia Viticoltori di Napa Valley) sono tutte organizzazione sorte dopo il 1940. "Dov'era questa gente nel 1882?" ha scritto.

Pressioni da parte dell'Unione Europea hanno fatto si che Australia, Spagna e Sudafrica smettessero di usare i nomi semi-generici di località in relazione al vino. Perfino Penfolds, il colosso enologico australiano, in deferenza alle regioni di Hermitage e Crozes-Hermitage nella valle del Rodano ha dovuto eliminare il termine 'Hermitage' dall'etichetta del suo noto vino rosso Grange. Anche i produttori spagnoli si sono dati per vinti ad hanno rimpiazzato la definizione 'Champagne Spagnolo' con 'Cava', ossia 'Cantina' in catalano.

Secondo il Wine Institute di San Francisco, un'associazione che rappresenta gli interessi dei produttori californiani, il problema è comunque più complesso della semplice protezione dei nomi di luogo. Infatti questo è un vecchio contenzioso sul quale varrebbe la pena di scrivere un libro. Coinvolge dalla politica estera statunitense, agli accordi commerciali con l'UE e altre nazioni. Comporta trattative costanti con il World Trade Organization (WTO, ossia Organizzazione Mondiale del Commercio) ed è inoltre sottoposta alla regolamentazione americana relativa ai Brevetti, Marchi di Fabbrica e TTB (U.S. Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau, ossia l'Ufficio Statunitense per il Commercio e Imposte sulle Bevande Alcoliche e sul Tabacco). Attualmente, per esempio, sono in corso trattative sulla proprietà intellettuale relativa al commercio.

Perchè i produttori californiani non lasciano semplicemente perdere e smettono di usare nomi semi-generici di luogo, mettendo così fine al confronto? Un motivo non indifferente è che le negoziazioni relative al vino coinvolgono anche la legislazione relativa ai nomi usati per le birre, i formaggi, l'aceto e altri prodotti di enogastronomia: qualunque decisione viene presa nei confronti del vino, avrà probabilmente un effetto a catena che coinvolgerà anche gli altri prodotti. Inoltre, produttori come Korbel hanno tradizioni loro da mantenere e una base di clienti che ormai riconosce i loro prodotti dalla confezione. Forse non sono neppure coscienti (i consumatori) che c'è differenza fra il vero Champagne ed un altro tipo di vino spumante. Qualunque cambiamento (nelle regolamentazioni) comporterà comunque un costo non indifferente.

Un'altra complicazione deriva dal fatto che, collettivamente, l'attenzione dell'industria vitivinicola statunitense sulle etichette di vino è stata finora più puntata sulla tipologia delle uve, anzichè sui luoghi d'origine delle stesse, come invece viene fatto comunemente in Europa. L'industria del vino statunitense è giovane, mentre l'Europa produce vino da secoli; noi (gli americani) stiamo ancora cercando di figurarci dove i vigneti rendano meglio. Comunque, specialmente in California, Oregon e nello stato di Washington (ossia la costa ovest degli Stati Uniti, N.d.T.), i vitivinicoltori stanno creando varie American Viticultural Areas (ARA, praticamente Denominazioni di Origine Controllate). Queste zone sono riconosciute a livello federale e puntano ad affermare l'importanza del terreno sul carattere del vino, quindi l'importanza di fare ulteriore chiarezza sulle etichette.

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